Le conseguenze del COVID sul mercato immobiliare italiano ed estero

Le conseguenze del COVID sul mercato immobiliare italiano ed estero

Quali sono le conseguenze della pandemia di Corona Virus sul mercato immobiliare in Italia e all’estero?

A San Francisco lo Smart working sta provocando la fuga dagli affitti.
Migliaia di dipendenti della Silicon Valley al lavoro da casa hanno deciso di spostarsi in zone dove i costi di locazione sono più bassi.

Un effetto collaterale molto importante di questa pandemia si sta abbattendo sulla San Francisco Bay Area. Migliaia di dipendenti delle aziende tecnologiche alle prese con lo smart working ad oltranza hanno deciso di lasciare le loro case in affitto per trasferirsi altrove, dove i costi di locazione sono decisamente più bassi. Una inversione di tendenza inimmaginabile fino a qualche mese fa, raccontata dal Wall Street Journal.

Decadendo la necessità di andare in ufficio, spostarsi alla ricerca di case meno costose è stato un processo automatico. E oggi, per la prima volta da anni, i prezzi delle case (in vendita e in affitto) nella San Francisco Bay Area sono in calo, con percentuali dal 10 al 15%.

Intanto le aziende si stanno interrogando sulla decurtazione degli stipendi. Chi vive nella Silicon Valley, solitamente, proprio a causa del costo della vita così alto, percepisce uno stipendio più alto rispetto a un parigrado che lavora in altre zone degli Stati Uniti. Per questo, adesso, alcuni salari sono in discussione. Alcuni lavoratori hanno accettato una decurtazione dello stipendio, pur di vivere in zone meno care, dove la qualità della vita è però più alta.

E se succedesse anche anche nelle grandi metropoli italiane?

L’ad di Nomisma ha affrontato anche il tema affitti, sottolineando che “l’affitto è un segmento controverso”. Per quanto riguarda gli affitti brevi Dondi ha evidenziato il fatto che ci sarà uno “spostamento naturale” verso altre soluzioni, ci sarà un riposizionamento su altre fette di mercato. Parlando poi del mercato dell’affitto tradizionale, l’ad di Nomisma ha evidenziato l’importanza della componente studentesca. Su questo fronte c’è un problema da tenere in considerazione: se si dovesse proseguire con le lezioni a distanza, la componente studentesca potrebbe subire una contrazione. Dondi dunque ritiene che ci possa essere “una ricerca verso forme di locazione a medio termine, che però non potrà dare una risposta a tutta l’offerta che si riverserà su questo mercato”, immagina quindi “sul segmento della locazione una qualche inflessione maggiore sui canoni”.  Secondo Dondi, “poi bisognerà capire se le famiglie che non potranno accedere alla proprietà, o perché non ne avranno le risorse o perché vorranno capire l’evolversi della propria situazione reddituale, desideranno transitare temporaneamento, come è successo tra il 2010 e il 2012, al segmento della locazione. Questo potrebbe essere un elemento che dà un po’ di ristoro in termini di redditività all’offerta di locazione residenziale”. Per l’ad di Nomisma si tratta dunque di “un mercato abbastanza controverso, in cui ci saranno una serie di riposizionamenti”.

Come stanno cambiando le scelte degli italiani dall’avvento della pandemia?

Nel nostro paese la pandemia ha rilanciato la domanda di case in campagna, rustici e casali nelle aree provinciali, nei borghi e nei piccoli comuni con un incremento delle ricerche pari al 29% rispetto al periodo pre-Covid, dato che indica chiaramente una nuova tendenza di mercato.
Il desiderio di spazi aperti è esploso dopo il lockdown con un’impennata a luglio, forse preludio a un rimbalzo delle compravendite immobiliari nel periodo autunnale.
Le campagne del bresciano e dell’alessandrino sono fra le zone più ambite.
Concentrando l’analisi sulle zone di riferimento per quanto riguarda l’offerta di proprietà rustiche si rilevano richieste più che triplicate in provincia di Brescia (268%) e Alessandria (241%). Più che raddoppiate invece le richieste in provincia di Asti (181%), Verona (129%), Viterbo (123%) e Brindisi (100%).
Nelle altre 28 province monitorate solo 9 registrano un raffreddamento del mercato, tutte le altre segnano incrementi da Firenze (98%) a Matera dove l’interesse degli acquirenti è rimasto invariato rispetto al periodo pre-Covid.
Secondo Vincenzo De Tommaso dell’Ufficio Studi di idealista: “Il ricorso sempre più massiccio allo smart working sta spingendo molte persone a ripensare alle proprie esigenze abitative post lockdown, così le proprietà rurali hanno registrato un’impennata durante la primavera ed estate. I piccoli centri potrebbero costituire una valida alternativa per garantirsi un ambiente di elevato standard di vivibilità grazie a spazi ampi e aperti, a prezzi decisamente più contenuti delle grandi città”.

Per quanto concerne gli investitori stranieri?
L’Italia viene confermata come meta turistica che attrae investitori per il segmento delle seconde case, – è il parere di Giada Marino, –  e probabilmente questo leggero aumento della domanda potrebbe trovare spiegazioni nelle difficoltà riscontrate dal settore turistico-alberghiero e dal sentimento diffuso che la pandemia possa portare ad un sostanziale abbassamento dei prezzi delle case. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, stiamo monitorando settimanalmente l’andamento dei prezzi del mercato immobiliare italiano e, per il momento, non abbiamo notato sostanziali cambiamenti negli asking (+1% a livello nazionale rispetto ad un anno fa); bisognerà però controllare anche i valori del transato, probabilmente verrà registrata una maggiore elasticità tra asking e closing prices”.

Fonti: Sole24ore, Idealista, Nomisma.

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Team Carola Valenza

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